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I Monti Lepini

Il settore tirrenico pre-appenninico dei Monti Lepini, pur avendo caratteri comuni con i settori prossimali alla catena, è quello che nel corso degli ultimi due secoli ha manifestato i cambiamenti più radicali.

Le descrizioni di Goethe, pur se estremamente puntuali, geologicamente ineccepibili e “intriganti”, non avrebbero avuto un interesse particolare se non fossero la testimonianza di un ambiente naturale che ora non esiste quasi più e che, già solo per questo, assume un connotato di unicità di cui fare memoria e da valorizzare.

Oltre a ciò, il Goethe ha lasciato uno schizzo interessante a matita, penna e china, sfumato su carta bianca, che, se da una parte evidenzia l’importanza del nucleo storico della cittadina, dall’altra apre lo sguardo, in lontananza, sulla cerchia più prossima dei Monti Lepini, che si apre da Segni a Cori passando per Rocca Massima e che, all’epoca, faceva da baluardo “asciutto” rispetto alle paludi, che si andavano a chiudere verso nord sulla congiungente tra Cisterna di Latina e Anzio.

Sono i contrasti a dominare e, quindi, a rendere affascinante questo particolare ambiente: ripidi pendii e vallate, luci ed ombre, paesaggio aspro e secco sulle sommità e ricchezza di acque al piede dei monti: vicinanze e lontananze che sembrano introdurre un aspetto misterioso e ancora molto poco o vagamente conosciuto all’epoca, legato alla circolazione carsica dell’acqua all’interno dei massicci carbonatici.

Una riflessione finale riguarda la ricchezza dell’area in termini di risorse idriche: la presenza delle paludi testimoniava un livello della falda che raggiungeva il piano campagna e che, attualmente, è presente poco al di sotto, continuando a garantire delle riserve enormi, ma non per questo immuni dai rischi: primo fra tutti l’inquinamento e la possibile contaminazione del così detto “oro blu”, che sarà sempre più prezioso per la sopravvivenza della Vita sulla terra.